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Oggi alunni e docenti dell'IPSSEOA Manlio Rossi-Doria si sono confrontati sul tema della cucina e delle parole del cibo nelle opere di Eduardo de Filippo. Ospite dell'evento è stato il professore Nicola De Blasi, conoscitore esperto del grande artista napoletano (insieme a Paola Quarenghi ha curato l'edizione critica dell'intera produzione teatrale per i "Meriadiani" della Mondadori).

Nelle commedie eduardiane ci imbattiamo spesso in scene ambientate attorno alla tavola, luogo che diventa punto d'osservazione privilegiato per comprendere le inquietudini non solo del microcosmo familiare ma pure dell'umanità: " In 'Sabato, Domenica e Lunedì' - scrive ad esempio il Professore - il ragù domenicale diventa sintomo di una crisi per singoli individui di questa famiglia che sin dal sabato, per quanto inconsapevolmente' si danno da fare per ' intossicarsi' (rovinarsi) la domenica. Nella mancata corrispondenza tra le aspettative e la conclusione del pranzo si compie un fallimento di un rito conviviale collettivo, come già in ' Natale in casa Cupiello' o in 'Napoli Milionaria!'. Ma si pensi anche a pasto mancato nell'inizio di 'Mia Famiglia' (e per analogia vengono in mente i pranzi ripetutamente interrotti che si vedranno nel film 'Il fascino discreto' della borghesi di Louis Bunuel,del 1972)". Nel suo ultimo saggio ("Eduardo", Salerno Editrice) De Blasi ci ricorda giustamente che il grande attore "è stato anche un grande teatrale. Le sue opere non sono manifestazioni di un folclore cittadino, né si riferiscono solo a un ambito locale e tradizionale ma, anche nel chiuso di un ambiente domestico collocato in una precisa dimensione geografica (e storica), portano in scena temi della portata universale". Ad un artista geniale ed organico non potevano certo sfuggire le emozioni e le lezioni di vita generate dal cibo e dalla tavola.